L’Arte dei Suoni e della Bellezza

Nella suggestiva cornice dei Musei Civici Eremitani in Padova, l’Associazione Bartolomeo Cristofori ha presentato, tra l’altro, un progetto che unisce arte e musica nei luoghi di Urbs Picta, trasformando i siti d’arte in spazi di esperienza condivisa e consapevole. Il Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori 2026 creerà un dialogo vivo tra patrimonio artistico e patrimonio musicale, in coerenza con i principi UNESCO di tutela e valorizzazione culturale.

“L’arte dei suoni è delle bellezza”, nell’ambito del Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori 2026, è un’idea grazie alla quale si aprono le porte del patrimonio culturale alla musica.

Sarà una forma diversa di valorizzazione del meraviglioso patrimonio artistico della città di Padova, così da renderlo condiviso e collettivo in una nuova scelta culturale consapevole: un progetto che unisce patrimonio materiale e patrimonio immateriale, e che traduce in esperienza viva i principi ispiratori dell’UNESCO.

L’UNESCO, nella sua Costituzione, afferma un’intuizione decisiva: la pace non è soltanto un equilibrio politico; deve poggiare su una solidarietà intellettuale e morale, costruita attraverso educazione e cultura. Dobbiamo ricordare che tutelare il patrimonio non è un gesto “ornamentale”, né un lusso: è un investimento civile. È un modo concreto di consolidare il tessuto di una comunità, la sua capacità di riconoscersi, di trasmettere valori, di costruire futuro.

Quando nel 2021 Padova ha ottenuto l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO con i Cicli affrescati del XIV secolo ha ricevuto sia un premio di bellezza sia un riconoscimento di valore universale e questo chiama in causa responsabilità e cura.

 

 

Battistero del Duomo di Padova, Giusto da MenabuoiIl riconoscimento è stato motivato dalla profonda innovazione artistica apportata all’arte del ‘300, la quale non fu soltanto stilistica: ricordiamo l’effetto dirompente della pittura di Giotto, il quale anticipa di secoli la ricerca della spazialità nell’immagine e il realismo delle emozioni umane. A Padova nasce una nuova visione antropologica dell’arte con una forza tale da influenzare secoli di arte europea.

Ecco perché, parlando di Urbs Picta, richiamare la musica non è un “fuori tema”. Anzi: è un modo particolarmente coerente di onorare ciò che l’UNESCO ci chiede di fare.

Il patrimonio UNESCO, infatti, non è solo materia. È certamente materia, ma è anche relazione: il modo in cui una comunità riconosce quei luoghi come parte della propria identità, li comprende, li rispetta, li trasmette. In questa prospettiva diventa essenziale la distinzione—e insieme l’alleanza—tra arte e musica.

Il Patrimonio culturale immateriale, oggi più che mai assume un ruolo centrale nell’individuare, sulla base di un criterio identitario, quel che costituisce espressione della propria cultura e delle proprie tradizioni, sostenendo un processo di patrimonializzazione che vuole trasmettere alle future generazioni la propria eredità culturale.

L’UNESCO, con la Convenzione del 2003, definisce chiaramente gli scopi della tutela dell’immateriale: salvaguardare, assicurare rispetto per le comunità portatrici, accrescere consapevolezza e favorire cooperazione internazionale.

La musica, con le sue diverse sfaccettature, è patrimonio immateriale: esiste nel tempo, nel gesto, nell’ascolto. È fatta di presenza: vive in un contesto, dentro uno spazio, dentro un’acustica, dentro un rito sociale, anche quando quel rito è la forma alta e paradossalmente silenziosa del concerto.

Ed è qui che si inserisce la proposta del Festival: concerti nei luoghi UNESCO, pensati come atto di valorizzazione nel senso più rigoroso del termine. “Valorizzare” significa aumentare la capacità collettiva di riconoscerne il valore, di comprenderne la fragilità, di farne esperienza in modo consapevole e soprattutto di condividerne la Bellezza come espressione autentica di un patrimonio avente valore di civiltà.

 

Concerto inaugurale Festival Pianistico Internazionale Bartolomeo Cristofori 2025Un concerto in un luogo d’arte UNESCO produce diversi effetti culturali, trasforma la visita in esperienza: il concerto crea una comunità temporanea raccolta in un tempo comune. E quel tempo comune è già tutela: perché restituisce dignità al luogo come spazio di significato, non di passaggio. Diventa mediazione culturale: non tutti arrivano a un ciclo trecentesco con gli stessi strumenti di lettura. La musica può agire come un ponte: la musica non spiega “al posto” della storia dell’arte; ma accende una disposizione interiore che rende più facile la comprensione, creando un profondo contatto emotivo.

In questa cornice, il pianoforte ha un valore ulteriore, quasi identitario, per Padova, la quale, attraverso Bartolomeo Cristofori, può rivendicare una relazione di origine con lo strumento che ha trasformato la storia della musica occidentale. Il pianoforte è un oggetto culturale unico perché tiene insieme due dimensioni: è tecnica e poesia, ingegneria e sentimento. È, a suo modo, una sintesi perfetta tra materiale e immateriale.

E allora il connubio tra Urbs Picta e pianoforte non è un’idea astratta: è un modo di raccontare Padova nella sua vocazione più vera—città di invenzione, di arti, di spiritualità e di civiltà urbana.

Urbs Picta è questo: un racconto del Trecento che ancora parla al presente perché ha inventato nuovi modi di rappresentare l’umano.

E il pianoforte, nato dalla mente e dalle mani di un padovano, è lo strumento che più di altri ha saputo rendere l’umano ascoltabile: dalla gioia alla vertigine, dalla luce all’ombra.

Vorrei chiudere con un’immagine:
un luogo d’arte UNESCO è come una pagina antica, scritta in una lingua che attraversa i secoli. La musica non riscrive quella pagina, non la copre: le presta voce. E, per un momento, fa accadere qualcosa di raro: ci rende contemporanei della nostra storia.

 

Per approfondire:

Battisto del Duompo di Padova, Affeschi di Giusto da Menabuoi, Urbs Picta

La scienza dentro una melagrana

Arte e scienza sembrerebbero due modi lontanissimi tra loro: non è sempre vero, essendo connessi molto più intimamente di quanto si possa pensare.

E’ stato recentemente pubblicato su  “Interactive. Cardiovascular and Thoracic Surgery” (http://doi.org/10.1093/icvts/ivy321) un articolo che descrive l’anatomia cardiaca nascosta nel celebre dipinto la Madonna della Melagrana di Botticelli, esposto nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

E’ un tondo di mirabile bellezza, al centro del quale la Madonna, con in braccio il Bambino, tiene in mano una melagrana leggermente aperta. Il disegno dell’interno del frutto con gli arilli ben visibili, separati da sottili membrane, sembra riprodurre fedelmente lo schema anatomico del cuore. Si possono distinguere l’atrio e il ventricolo destro e sinistro, l’arteria polmonare, mentre la corona del frutto rappresenta l’aorta nella parte più alta e la vena cava superiore in quella più bassa.

Madonna della Melagrana - Dettaglio, riproduzione dell'anatomia del cuore, Botticelli, Galleria degli Uffizi Firenze

Madonna della Melagrana – Dettaglio, riproduzione dell’anatomia del cuore, Botticelli, Galleria degli Uffizi Firenze

 

Anatomia del cuore

Anatomia del cuore

L’esattezza di questi dettagli è impressionante per considerarla una semplice coincidenza; quindi, è verosimile  la tesi degli autori dell’articolo in commento, considerato che è storicamente dimostrato che lo studio dell’anatomia nel Rinascimento fosse una pratica molto diffusa tra gli artisti: Botticelli, Pollaiolo e tutti i più grandi maestri dell’epoca celavano profonde conoscenze anatomiche.

Botticelli con questo espediente avrebbe inteso rappresentare il cuore e il sangue versato da Gesù per salvare l’umanità all’atto del sacrificio supremo.

Lo studio del corpo umano  risale a tempi antichi, ma la vera conoscenza anatomica inizia nel XIII secolo: l’Università di Bologna si è rivelata l’antesignana dell’anatomia umana. L’osservazione diretta dei corpi, attraverso le dissezioni, portò il suo più celebre esponente, Mondino de’ Liuzzi, a scrivere un trattato che rimasto una pietra miliare per molti anni.

Anche Leonardo da Vinci dedicò gran parte della sua vita allo studio diretto del corpo umano: lo scorso anno per celebrare i 730 dalla fondazione dell’Ospedale Santa Maria Nuova a Firenze sono state mostrate le “vasche di  Leonardo”, situate nei sotterranei della struttura, dove pare che Leonardo in segreto eseguisse a fini di studio le dissezioni dei cadaveri all’epoca vietate a Firenze.

Studi anatomici di Leonardo da Vinci

Studi anatomici di Leonardo da Vinci

Più tardi, nel 1543 Andrea Vesalius fondò la Scuola anatomica di Padova: la sua opera “De humani corporis fabrica” fu scritta basandosi sull’osservazione diretta dell’anatomia umana. Il suggestivo Teatro Anatomico, completato nel 1595, si trova  presso il palazzo del Bo dell’Università degli Studi di Padova ed è la più antica struttura permanente al mondo creata per l’insegnamento dell’anatomia e la dissezione dei cadaveri. La struttura a cono rovesciato permetteva agli studenti di assistere alla lezione che si svolgeva alla base, l’illuminazione era assicurata da candele e si racconta che per rendere l’atmosfera meno cupa era frequente l’esecuzione di musiche dal vivo.

Teatro Anatomico, Palazzo del Bo, Università degli Studi di Padova

Teatro Anatomico, Palazzo del Bo, Università degli Studi di Padova

 

Le pratiche necessarie per lo studio anatomico furono anche fortemente contraste, poiché ritenute sacrileghe. Tuttavia, le autorità ecclesiastiche mai posero il veto a tali studi: del resto non poteva essere diversamente, atteso che la maggior parte delle Università erano strettamente collegate alla Chiesa – Bologna in primis – e Papa Sisto IV nella bolla “De Cadaverum sectione” riconobbe l’anatomia come “utile pratica medica e artistica”.

Il Museo della Specola di Firenze – al di fuori dell’ordinario circuito turistico – merita una visita: è il museo di storia naturale più antico d’Europa; la sezione più interessante  (e impressionante) è quella dove sono esposte le cere anatomiche: sono dei modelli anatomici realizzati tra il XVIII e il XIX secolo con una tecnica molto raffinata,  finalizzati  a ottenere un vero e proprio trattato didattico scientifico dell’anatomia del corpo umano senza bisogno di osservare un cadavere. La precisione e i dettagli di queste opere nulla hanno da invidiare agli attuali supporti  digitali, o di realtà aumentata, ma rispetto ai sistemi moderni possono vantare l’indiscusso fascino  della storia.

Museo della Specola, Sala delle Cere Anatomiche, Firenze

Museo della Specola, Sala delle Cere Anatomiche, Firenze

In questo breve excursus nel secolare studio dell’anatomia permane un elemento attuale ancora oggi: il progresso della medicina e l’innovazione delle tecniche chirurgiche richiedono sempre un approccio diretto con  il corpo umano. Nel 2014  la Commissione Affari Sociali della Camera approvò un disegno di legge per regolamentare la donazione del corpo post mortem a fini scientifici, cosa che nel resto del mondo è un fatto assolutamente normale, mentre in Italia rimane ancora assai raro.

De iure condendo, ovvero in attesa che tali norme vengano approvate, i siti di alcune Università hanno stilato dei protocolli che consentono e regolano la donazione volontaria del corpo post mortem: si tratta di casi sporadici, poche decine ogni anno. Forse leggi certe accompagnate a una campagna di sensibilizzazione, come avvenuto quando è iniziata l’era dei trapianti, in futuro porteranno a comprendere il grande valore di questa scelta per il continuo progresso della scienza medica.

 

 

Per approfondire:

Per approfondire: https://academic.oup.com/icvts/advance-article/doi/10.1093/icvts/ivy321/5219001?searchresult=1 ; “La nascita dell’anatomia” in www.filosofiaescienza.it ; “Viaggio intorno al corpo” Dizionari dell’arte di G. Bordin, M. Bussagli, L. Polo D’Ambrosio ed. Mondadori Electa 2015; “Teatro Anatomico” in www.unipd.it