Dietro ogni opera, il sistema dell’arte rivela una struttura complessa in cui economia e diritto si intrecciano.

La mia recente visita a TEFAF Maastricht è stata l’occasione di entrare in uno spazio in cui il sistema arte raggiunge una delle sue più alte espressioni: la qualità delle opere, la selezione rigorosa, la presenza delle principali gallerie internazionali restituiscono immediatamente la percezione di un mercato sofisticato, altamente strutturato.

Peter Mørk Mønsted, Spring, 1897

I dati dell’impatto economico di TEFAF mostrano come il valore dell’arte si costruisca anche attraverso regole, controlli e responsabilità: il valore estetico e storico delle opere è la cifra distintiva di questa esposizione, eppure, ciò che colpisce è anche la complessità del sistema che rende possibile la presenza di così straordinari capolavori.

A distanza di alcune settimane dalla mia visita, emerge con maggiore chiarezza come TEFAF sia un modello capace di accogliere accanto agli old masters, anche il moderno e il contemporaneo, in risposta a una continua trasformazione del mercato e delle sue dinamiche, in un perfetto equilibrio tra tradizione e innovazione.

Questo dato significativo e vincente è stato ben descritto dal recente Report di Deloitte sull’impatto economico di TEFAF nell’economia di Maastricht: lo studio offre una chiave di lettura significativa, da cui emerge come la manifestazione generi un impatto complessivo di oltre 86 milioni di euro, tra effetti diretti e indiretti.

Non si tratta di un dato meramente quantitativo.

È la conferma di un fenomeno più ampio: gli eventi culturali in genere, ma quelli di alto livello in particolare, operano come veri e propri driver economici, capaci di incidere sulla vitalità di un territorio, attrarre investimenti e generare valore diffuso.

In questo senso, l’arte diventa infrastruttura economica.

Di fronte a un sistema così complesso, la domanda che inevitabilmente si pone è: quale elemento ne garantisce il funzionamento?

La risposta non è immediatamente visibile: non è l’opera in sé, né il mercato da solo.

È il diritto: TEFAF rappresenta uno dei contesti più emblematici in cui il diritto opera come struttura invisibile del sistema dell’arte.

In questo contesto, il processo di vetting assume un ruolo centrale, in quanto le verifiche sull’autenticità e sulla provenienza rappresentano una forma di controllo preventivo che incide direttamente sul valore dell’opera e sulla possibilità della sua immissione nel mercato.

Soddisfare i diversi presupposti normativi, in particolare quelli afferenti alla legittima provenienza e di conseguenza le verifiche di autenticità e attribuzione, eseguite con trasparenza e scientificità, tutelano l’affidamento degli operatori, dei collezionisti e del mercato in generale.

Guardando al Legislatore italiano, se da un lato sono state accolte favorevolmente le modifiche al Codice dei beni culturali, poiché tese a una semplificazione di taluni aspetti amministrativi, con maggiori garanzie per i soggetti privati, d’altro canto, le norme e i trattati sovranazionali per taluni aspetti rendono più complessa la circolazione dei beni culturali –  in particolare quelli di provenienza extra UE – in quanto tali norme sono poste a prevenzione dei traffici illeciti e a tutela dei beni culturali nella loro definizione più alta, quali espressioni aventi valore di civiltà.

In quest’ottica di bilanciamento di contrapposti interessi, da un lato la semplificazione e l’alleggerimento delle norme interne e d’altro canto il dovere di protezione delle più alte forme di espressione artistica, TEFAF rappresenta una vetrina internazionale d’eccellenza.

Si tratta di un passaggio cruciale e ancora una volta il diritto si confronta con una realtà sempre più dinamica, sofisticata e globale, assumendo il ruolo di struttura invisibile capace di governare e interpretare le esigenze del mercato dell’arte.

Jack Vettriano